sabato 11 giugno 2016

In MTB alla scoperta dell'Etna: un viaggio emozionante!

Abbiamo cominciato 5 anni fa a viaggiare in MTB alla scoperta del nostro paese. Anno dopo anno, il mese di giugno si è conquistato un importante spazio nella vita dell'associazione, 3-4 giorni da trascorrere in sella alle nostre bici sui sentieri più belli delle regioni italiane.
Dopo tante gite sulle Alpi, il 2016 ci ha catapultato nell'estremità meridionale della nostra penisola, sulle pendici dell'Etna, il vulcano che con la sua imponente mole domina tutta la Sicilia.
Una vacanza un pò diversa, che ci ha costretto ad alcune scelte coraggiose e diverse dal solito come il viaggio in aereo ed il noleggio bici in loco. Alla fine tutto è andato per il meglio e ci siamo proprio divertiti.

Il tour è stato così organizzato:
- 1 giugno: trasferimento in auto verso Roma, poi volo Roma - Catania, da qui trasferimento alla cittadina di Pedara all'Hotel Belladonna.
- 2 giugno: primo giro "guidato" alla scoperta dei sentieri dell'Etna marathon, sul versante sud del vulcano
- 3 giugno: secondo giro "guidato", il tour dell'altomontana, un bellissimo percorso intorno al vulcano, tra paesaggi e ambienti in continuo mutamento per effetto delle innumerevoli colate laviche che continuamente ridisegnano il paesaggio.
- 4 giugno: terzo giro "in autonomia", la salita ai crateri sommitali del vulcano, un'impegnativa scalata di oltre 2.300 metri di dislivello
- 5 giugno: volo aereo Catania-Roma, poi rientro a casa in auto.

Andrea Romani, Andrea de Luca, Antonio Miano, Carmela Pace, Gabriele Sgroi, Luciano Fusi, Michelle Abajian, Simone Fusi. Questo il gruppo dei partecipanti, cui si sono aggiunti come accompagnatori Vito e la piccola Caterina.

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Il primo giorno è dedicato alla scoperta dei lato sud est del vulcano. Un breve trasferimento su strade secondarie, transitando per i paesini di Zafferana, Tre castagni, Fleri e Sant'Alfio ci ha portato a Milo, sede di partenza dell'Etna Marathon. Da Milo proseguiamo abbandonando la strada principale ed iniziando a salire verso il Rifugio Citelli, posto a quota 1741. Si cominciano ad attraversare le prime colate laviche, tra cui quelle molto recenti che nel 2002 arrivarono a lambire Milo; un ripido lastricato ci fa guadagnare velocemente quota fino al rientro sull'asfalto per percorrere gli ultimi 3 km di salita fino al Rifugio Citelli, posto in cima ad un suggestivo balcone che si affaccia sulla costa orientale. Il sole va e viene, fa decisamente freschino e la sosta pranzo è veloce. Ernesto, la nostra ottima guida, ci anticipa che il ritorno in discesa sarà tutto in single track nel bosco, quasi 10 km....non vediamo l'ora! Ed in effetti la discesa sarà un susseguirsi di emozioni e divertimento continuo, arriviamo a Milo sorridenti come non mai, anche la fatica è miracolosamente svanita. Il rientro su Pedara, sempre su asfalto, ci vede arrivare intorno alle 17,30 , giusto in tempo per un bell'aperitivo con cannolo alla ricotta, ampiamente meritato!


LE FOTO DEL GIRO - 1° giorno

LA TRACCIA DEL GIRO  - 1° giorno


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Il secondo giorno è carico di aspettative per tutti. Grazie a Massimo si salirà in quota con il furgone, per prendere la pista altomontana a circa 1500 mt di quota e  risparmiare così circa 800 mt di dislivello. La nostra guida odierna è una campionessa inglese di MTB, Elisabeth Simpson, che da anni vive in Sicilia. Sarà lei ad accompagnarci su un percorso veramente bello, vario e di grande soddisfazione sia tecnica che paesaggistica.
Si gira in senso orario, la pista effettua il periplo del vulcano ad una quota oscillante tra i 1700 ed i 1300 mt., una posizione privilegiata che consente di godere di spettacolari viste panoramiche della Sicilia. L'ambiente montano è estremamente vario, si attraversano pinete, boschi, colate di lava, rifugi. Sulla nostra destra, dall'alto dei suoi 3200 mt, incombe maestosa la vetta dell'Etna.
Elisabeth ci accompagna con sicurezza lungo il percorso, ce la prendiamo comoda per fare foto e goderci il panorama. La meta intermedia del nostro giro è il rifugio Brunek dove un simpatico oste ci preparerà degli abbondanti panini.
Ripartiamo con destinazione il Rifugio Citelli. Ci sarà da salire un pò, ma potremo così rifare il single track di 10 km che scende a Milo, per quello siamo disposti a tutto. Prima di arrivare al Citelli Elisabeth ci fa fare una bellissima  deviazione; si attraversa su un bel single track una colata lavica che sta per essere riconquistata dalla natura: un continuo saliscendi sui pallini neri di pece, tra piccoli arbusti, fiori e alberi che pian piano stanno colonizzando di nuovo il terreno. Si arriva con fatica in prossimità del Rifugio, dove poco prima dell'ultima curva si stacca il sentiero che ci riporterà a Milo, lungo una discesa infinita. E questa volta abbiamo il vantaggio di conoscerla già, per cui tutti a manetta!!
Bellissimo ed emozionante, alla fine del sentiero lo stato d'animo di tutti cambia profondamente. Sparisce la fatica, e un'evidente allegria serpeggia nel gruppo. Da Milo il solito trasferimento di circa 15 km ci riporta a Pedara . Nella bella piazzetta dominata dal Municipio stasera la ricompensa è la granita alla mandorla, da consumare alla siciliana con la brioche.

LE FOTO DEL GIRO - 2° giorno

LA TRACCIA DEL GIRO - 2° giorno

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Il terzo giorno, sabato, è quello del giro in autonomia. Dopo i fenomeni eruttivi di metà maggio avevamo scartato l'idea di salire ai crateri sostituendo il giro con una discesa al mare. Confortati dalle guide abbiamo però deciso di rivedere il programma: la salita al cratere, se la giornata è bella, è un appuntamento da non mancare, faticoso ma emozionante. Sveglia mattutina, prima del solito, dato che dovremo fare praticamente più di 2000 metri di dislivello tutti insieme. Da Pedara si sale con costanza su una strada secondaria, priva di traffico ma con l'incognita cani randagi, che ci preoccuperà per un bel pò di strada.
Quando ci inseriamo nella strada principale che proviene da Nicolosi, siamo già a 1300 mt di quota; la prossima meta è il Rifugio Sapienza, posto a quota 1900, dove finisce la strada asfaltata. La salita è costante ma fortunatamente ogni tanto qualche breve pianello ci fa riprendere fiato. L'arrivo al Sapienza ci fa subito assaporare il cambiamento di clima, l'aria è frizzante e il panorama magnifico. Si decide per salire ancora, lungo la pista camionabile percorsa dai jeepponi che accompagnano la gente in vetta. L'inizio è oltremodo difficoltoso, la pista sabbiosa e ripida rende difficile pedalare; fortunatamente però poi il fondo diventa più compatto, più pedalabile, anche se la salita rimane sempre costante, con pendenze intorno al 15 %.
A quota 2500, punto d'arrivo della funivia, arriviamo un pò sgranati. C'è chi continua ancora (Antonio, i due Andrea, Simone, Gabriele) chi come me, Carmela e Michelle alza bandiera bianca.
In cima i racconti di chi c'è arrivato sono entusiasti, emozioni forti legate sia al posto unico qual'è la cima di un vulcano attivo che all'impresa realizzata con la bici, circa 2300 mt di scalata.
La discesa sarà ovviamente infinita, le preoccupazioni più grosse sono per chi, come me, è rimasto senza freno posteriore....

LE FOTO DEL GIRO - 3° giorno

LA TRACCIA DEL GIRO  - 3° giorno

venerdì 18 settembre 2015

LA CICLABILE DEL DANUBIO - DA PASSAU A VIENNA

LA CICLABILE DEL DANUBIO - DA PASSAU A VIENNA

di Luciano e Serena





 


Ecco il diario della nostra vacanza sul Danubio, un'esperienza nuova che ci è piaciuta molto! La pista ciclabile che da Passau arriva a Vienna è la soluzione migliore per chi vuole provare una vacanza in bicicletta; il percorso è di circa 330 km, sembrano tanti ma sono interamente pianeggianti e su pista ciclabile, inoltre si può suddividere in 5/6/7 tappe a seconda di quanto si vuol pedalare e di cosa si vuol vedere.
Il viaggio è stato pianificato solo in parte, nel senso che abbiamo prenotato la notte di arrivo e quella di ripartenza - a Passau in Germania - e quella di Vienna. Nel mezzo, da martedì a sabato, ci siamo affidati alle locande e pensioni che si trovano disseminate ovunque lungo il percorso.
In settembre e giugno non è necessario prenotare, mentre nei mesi di luglio e agosto, anche se l’offerta di strutture è molto ampia, per essere tranquilli potrebbe essere utile pianificare i pernottamenti. Inoltre molte agenzie, volendo, offrono anche un servizio di trasporto bagagli da un hotel all’altro; noi abbiamo preferito una vacanza più “avventurosa”, avevamo le borse sulle nostre bici e devo dire a posteriori che la scelta è stata più che azzeccata!
Per avere qualche notizia sul viaggio ci siamo affidati alla guida “Ciclovia del Danubio” di Alberto Fiorin, molto ben fatta, pubblicata da Ediciclo.

31 agosto 2015 - Il viaggio da Monteroni a Passau

Il viaggio in auto è di circa 850 km tra Italia, Austria e Germania, e nonostante il poco traffico pur essendo partiti alle 9,30 arriviamo quasi alle 20; le soste fatte e l’ultimo tratto in Germania, tutto su strade statali peraltro molto ben tenute, ci rallenta un po’ la tabella di marcia.  L’Hotel Spitzberg - 4 stelle -  si rivela una location perfetta, peccato solo che la signora della reception parli un inglese troppo veloce per il mio, non ancora troppo rodato… Faccio un po’ di fatica a comprendere le mille cose che mi dice, tanto che ad un certo punto decido di assecondarla per chiudere il discorso!
La camera è molto spaziosa e bella, lasciamo le valige ed usciamo in cerca di un posticino per mangiare. Qui mangiano tutti prestissimo, alle 21 è veramente difficile trovare qualcosa di aperto … alla fine ci troviamo di fronte ad una piccola paninoteca con un bel po’ di gente fuori a mangiare,  decidiamo subito che faremo lì la nostra cena. Approfittiamo poi della calda serata per un piacevole giro notturno di Passau. La città dei tre fiumi, posta alla confluenza dell’Inn, del Danubio e del piccolo Ilz, ha profonde origini storiche e già al tempo dei romani rivestiva un importante ruolo di città dell’impero. Percorriamo il bel centro medioevale, con i vicoli lastricati che si affacciano sull’Inn o sul Danubio, e giungiamo nella grande piazza centrale dominata dalla cattedrale barocca di S. Stefano, di  grande impatto anche se un po’ lontana dai nostri gusti personali. 
Alle 23 rientriamo, l’indomani ci dovremo svegliare presto per dare inizio alla nostra avventura!

1 Settembre 2015 - 1° tappa: da Passau al Camping Kaiserhof - Km 66

Sveglia di buon mattino, alle 7,30 ci fiondiamo nella Frühstücksraum (la sala colazioni). Siamo in un paese anglosassone e la colazione è considerata uno dei pasti principali; ancorché poco abituati ci adattiamo velocemente a questa consuetudine, per il tipo di vacanza che faremo  un’abbondante ed ottima prima colazione è fondamentale per assumere le energie richieste dal viaggio.
La mattina è dedicata interamente al disbrigo delle necessità logistiche del nostro viaggio. Dobbiamo lasciare la macchina nel garage dell’albergo, che dista qualche km ma è collegato da un efficiente servizio di navetta, e ritirare le biciclette prenotate via internet al negozio BikeAmbulanz che si trova proprio di fianco alla stazione. Le bici sono le classiche bici da cicloturismo, non leggere ma scorrevoli e robuste; cambio a 6 marce che alla fine si riveleranno  utili - anche se il percorso è praticamente tutto pianeggiante -  se non altro per affrontare meglio le pochissime salite e per variare ogni tanto il ritmo e movimentare l’andatura. Torniamo all’albergo, procediamo al montaggio delle borse laterali e del borsetto anteriore, ed alle 11,30 esatte siamo pronti per partire.
Dedichiamo i primi minuti a Passau, che abbiamo visto solo di notte. La luce del giorno ci fa ammirare la posizione strategica della città, con i fiumi che la abbracciano da tutti i lati. La giornata è bellissima, sole e caldo come l’abbiamo lasciato in Italia. Subito dopo il ponte sull’Inn, che superiamo per recarci sulla sponda destra,  troviamo ad attenderci colui che sarà il nostro fedele compagno di viaggio, il Danubio, in tedesco “Donau”.

Il fiume è già grandissimo, e la prima parte della ciclabile, sempre perfettamente segnalata dai cartelli Donauradweg a sfondo verde, attraversa una zona ombreggiata che apprezziamo molto viste le temperature tremendamente estive, si superano abbondantemente i 30 gradi! Un’altra cosa molto piacevole, che notiamo sin da subito, è rappresentata dal fatto che la pista ciclabile corre sempre separata dalla strada statale, al limite in qualche punto la affianca rimanendo comunque sempre a traffico riservato per le bici.
Dopo circa 25 km arriviamo alla prima delle innumerevoli dighe costruite sul Danubio, quella di Jochenstein. Una piccola sosta, con rifornimento di acqua e qualche foto, e si riparte in direzione di Engelhartszell, dove è previsto il trasferimento sulla sponda sinistra.  Il paesino è molto carino, dominato dall’abbazia omonima di frati trappisti; facciamo un breve giretto e decidiamo -  vista l’abbondante colazione mattutina ed il gran caldo - di far pranzo con un panino ed una bibita fresca che acquistiamo al negozietto SPAR situato nella piazzetta centrale. Ci rechiamo poi al piccolo pontile dal quale, con pochi euro (sarà sempre così) veniamo traghettati sulla sponda opposta, indicata dalla nostra guida come la migliore.
A sinistra il sole picchia forte e diventa prioritario rifornirci di acqua. A Niederranna in un simpatico barrino ci fermiamo per bere una bibita fresca e riposarci un pochino, prima di proseguire in direzione di Schlogen, pubblicizzato come uno dei punti più caratteristici del tracciato. La pista corre adesso in un tratto molto naturale, a sinistra abbiamo fitti alberi abbarbicati su speroni di roccia, a destra il Danubio, e la presenza di alcuni tratti ombreggiati rende più gradevole la pedalata. Si arriva alla famosa ansa di Schlogen, dove dobbiamo traghettare sulla sponda destra. Anche qui il traghetto arriva quasi subito, i tempi di attesa sono veramente minimi e la sosta è perfetta per prendersi una pausa.
Sulla sponda opposta troviamo un grande albergo ed un punto di supporto per i ciclisti (cartine, distributore di bibite, servizi igienici). Facciamo un breve briefing tra noi, per decidere dove fare tappa; sono le 16,30 abbiamo un’ora e ½ circa per percorrere i famosi meandri di Schlogen, circa 20 km che il Danubio ha scavato tra le colline rocciose disegnando un percorso tortuoso e molto spettacolare. La luce meno intensa della sera ci fa apprezzare ancora di più i colori di questa paesaggio, con la pista che percorre un tratto pochissimo antropizzato…. pedaliamo immersi nella natura ed anche se la stanchezza comincia a farsi sentire è tutto molto bello.

Alle 18 arriviamo al camping Kaiserhof, che si trova proprio di fronte al paesino di Untermhul, situato sulla sponda opposta. Il campeggio dispone di una bella Gasthof con camere molto spaziose e pulite. La signora che ci accoglie non parla una briciola di inglese, solo tedesco … riusciamo in qualche modo a farci capire grazie alla presenza del figlio e prenotare la nostra camera a 50 euri, compresa la frustuck. Il problema verrà dopo a cena, è rimasta solo la signora e non hanno menu in inglese…. Optiamo “al buio” per il menu del giorno (tagesmenu), che si rivelerà una buona scelta: zuppa in brodo con friccioletti di pane, frittatina di speck e formaggio e insalatina. Dopo cena tentiamo un giretto per il camping, ma alle 9 son già tutti a letto!! Anche noi siamo però abbastanza stanchi  e quindi andiamo volentieri a gettarci nelle braccia di Morfeo.

FOTO: Album fotografico 1° giorno


 2 Settembre 2015 - 2° tappa: dal camping Kaiserhof  a Mauthausen - Km 66

Sveglia di buon mattino, colazione, ed alle 9,30 siamo pronti per partire. Il tempo è cambiato, non più il caldo asfissiante del giorno prima ma un po’ di nuvole e più fresco, niente pioggia però!
Si pedala ancora in un ambiente molto naturale, fino alla diga ed al paesino di Aschach; qui la pista si interrompe per un cantiere e veniamo deviati su una stradina di campagna che ci porta in un ambiente diverso: si attraversano campi coltivati a mais, patate e cavoli, si passa accanto a fattorie e piccoli centri di campagna, un piacevole diversivo rispetto alla ciclabile che viaggia sull’argine del grande fiume. 
Al km 12 rientriamo sul Danubio e pedaliamo attraverso una bella riserva naturale, con lunghissimi rettilinei immersi nel verde, tra il fiume Aschach a destra ed il Danubio a sinistra; si procede fino al km 26, dove si trova il pontile da cui parte il traghetto per andare sull’altra sponda, dove si trova la cittadina di Ottensheim. Si tratta di un traghetto molto particolare: il traghetto è agganciato ad una carrucola che scorre su un cavo di acciaio teso tra le due rive e si muove sfruttando la solo forza della corrente, il motore serve solo per fare le manovre al timone. E’ una specie di traghetto “ecologico” e un po’ tutti quelli presenti sul ponte ci mettiamo a fare foto a questo curioso meccanismo.
Da Ottensheim la ciclabile perde un po’ del suo fascino, si viaggia sempre su pista ciclabile separata ma accanto ad una strada statale abbastanza trafficata, c’eravamo proprio dimenticati del rumore delle macchine! Sono circa 10 i km che ci separano da Linz, la seconda città austriaca per grandezza, ma li  raggiungiamo comunque velocemente. Siamo un po’ preoccupati dell’arrivo  in città, ma per entrare nella centralissima Hautplatz è sufficiente traversare il ponte che conduce direttamente all’ingresso della storica piazza. Niente di meglio per fare una sosta pranzo, e dopo una breve ricognizione scegliamo un ristorante greco  ordinando un “warm plate”, un piatto caldo composto da un misto di verdure fritte veramente appetitoso!!
Si riparte da Linz costeggiando un grandissimo parco verde, con aree giochi, giardini, laghetti e piste per il fitness. Proseguiamo sempre sulla sponda sinistra, anche perché sull’altra riva scorrono in lontananza ciminiere e capannoni senza fine, altro non sono che la zona industriale di Linz.
Il tempo è sempre un po’ coperto e soffia un fastidioso venticello contrario al nostro senso di marcia. Cerchiamo di aumentare un po’ il ritmo, per arrivare al prossimo obiettivo in tempo utile; poiché faremo tappa a Mauthausen, una visita obbligata è quella al campo di concentramento che si trova su una collina vicina al paese tristemente noto. Pedaliamo con buona lena per quasi 20 km, ad Abwinden la pista si allontana un pò dal grande fiume e si dirige verso alcuni paesini. Tra questi non possiamo non fermarci a scattare una foto a  St Georgen an der Gusen, dove fa bella mostra di sé il cartello che ricorda il gemellaggio con la città di Empoli! 
Al km 61, alla periferia di Mauthausen, troviamo il bivio per il campo. La nostra guida ci aveva avvisato che la salita non è agevole, pur non essendo particolarmente lunga; in effetti dopo circa 1 km ci troviamo davanti ad un muro che nei tratti più ripidi arriva al 14-15%: dopo km e km di pianura è un bel colpo! In cima comincia a profilarsi la cupa sagoma del lager, immagine accentuata dal meteo che minaccia pioggia da un momento all’altro; arriviamo al parcheggio pressoché deserto, scopriamo infatti di essere arrivati tardi visto che l’ultimo ingresso  è alle 16,45 e sono ormai le 17. Facciamo comunque un breve giro nell’atrio dove sono esposte le foto (molto dure e scioccanti) ed i documenti che testimoniano questa bruttissima pagina della storia umana. Ci resta il tempo per entrare nel cortile principale, fare due foto e ritornare alle nostre bici con un profondo magone dentro di noi. Inizia tra l’altro anche a piovere, per cui scendiamo velocemente al paese e ci fermiamo alla Gasthof Zur Traube. Doccia rapida e di corsa a cena, a base di cotoletta fritta ed insalata.

3 Settembre 2015 - 3° tappa: da Mauthausen a Krummnusbahum - Km 68

Al mattino anticipiamo l’abbondante colazione alle 7,30 , visto che la sera si va a letto prestissimo e che le previsioni sembrano metter pioggia nel tardo pomeriggio, quindi è bene avvantaggiarsi!
I primi km sono vari: un po’ di strada trafficata (poca), poi si entra in piena campagna lasciando alla nostra destra il Danubio, quindi si risale sull’argine in località Au an der Donau e si percorrono infiniti rettilinei in  mezzo alla natura. Al km 18 l’ennesima diga, quella di Mitterkirchen, ci costringe ad abbandonare il fiume per una decina di km. Si percorrono però belle stradine di una campagna molto ordinata e ben coltivata, con tanti piccoli borghi dove immaginiamo gran parte degli abitanti sono dediti all’agricoltura. 
Ritroviamo il Danubio a Dornach, intorno al 30° km; qui la  pista corre tra il fiume e la strada statale su un tratto più movimentato, con qualche curva e alcune piccole salite e discese. Si arriva alla grande ansa sulla quale si affaccia Grein, un paesino molto pittoresco che decidiamo subito di eleggere a sosta pranzo della giornata; nella piazzetta centrale, contornata dal teatro e da alcuni colorati edifici, troviamo un ristorante italiano/greco che fa al caso nostro, per un ottimo pranzo a base di maccheroni e mussaka.
Si riparte spostandosi sull’altra sponda, grazie ad un traghettino che ancorché piccolo riesce a caricare  oltre 10 biciclette ed altrettanti passeggeri. Il tratto da Grein a Willersbach è molto bello, ricorda un po’ le anse di Schlogen; qui il Danubio corre più veloce, fa diverse curve e la pista è sempre ombreggiata correndo spesso in mezzo a gallerie naturali di alberi. Sono 15 km di relax, sulla sponda opposta si alternano diversi paesini tra cui il più caratteristico sembra essere St Nikola an der Donau. 
A Willersbach la pista confluisce in una strada aperta al traffico, ma molto, molto limitato; la strada ha un particolare fondo a lastroni di cemento e ci porta fino all’abitato di Ybbs, una vivace cittadina con un bel centro storico e, tra le curiosità da vedere, un museo della bicicletta.
Abbiamo però poco tempo, per cui ci fermiamo a prendere un veloce caffè (che qui non son mai buoni ma questo era anche peggio degli altri…) nella piazzetta centrale e ripartiamo subito. Il tempo si oscura, rischiamo veramente di prendere l’acqua…. La pista ed il Donau ritornano però a farci compagnia con un tratto molto vario e piacevole. Si alternano passaggi tra orti e giardini ben curati, argini sopraelevati sul Danubio, strade di campagna, insomma tanta varietà di paesaggi che ci fanno dimenticare le preoccupazioni meteo. Raggiungiamo così il nostro punto tappa, la Gasthof Schiffmaister.

La Gasthof è proprio sulla strada, messa lì per venire incontro alle esigenze dei ciclisti. La sala comune non è il massimo della cura e della ricercatezza, è tutto molto pratico ed essenziale, ma non manca niente. Anche qui qualche problemino di lingua, visto che la signora parla solo tedesco. Ci viene in soccorso un suo collaboratore con il quale, dopo aver faticosamente concordato le cose essenziali in un inglese molto improvvisato,  scopriamo che conosce molto meglio l’italiano! La cena, consumata nel locale comune della gasthof, è a base di pollo fritto.


4 Settembre 2015 - 4 tappa: da Krummnusbaum  a Hollenburg  - Km 81

Siamo alla 4° giornata, tutto procede per il meglio. Oggi il meteo preannuncia una bella giornata di sole, ed è perfetta  per quella  che dovrebbe essere una delle tappe più belle del viaggio, l’attraversamento della Wachau, una territorio inserito tra i siti dell’Unesco. E’ una regione caratterizzata dalla presenza di tanti piccoli borghi, inseriti armoniosamente in una campagna ben coltivata a vigneti e frutteti. 
Prima della Wachau ci aspetta però un’altra importante tappa: Melk.
Il primo paese che incontriamo è Poclarn, dove troviamo un lunghissimo murales che racconta la storia del popolo austriaco; la pedalata è piacevole, temperatura ideale, sole ed un leggero venticello che ci spinge sono i giusti ingredienti. In poco meno di un’oretta siamo a Melk, dominata dall’imponente abbazia benedettina, la più grande dell’Austria. Il borgo pullula di turisti,  troviamo una vivacità inaspettata di gente; l’abbazia, che si erge imponente a guardia del paesino, è in stile barocco, ci viene naturale confrontarla con la nostra abbazia di Monte Oliveto e notare le profonde diversità architettoniche che caratterizzano i due edifici. E’ tutto però molto organizzato, ci sono addirittura parcheggi coperti per le biciclette, ed infatti il richiamo turistico è massiccio. Facciamo un breve tour all’interno e ci fermiamo a prendere una fetta di strudel ed uno squisito cappuccino - forse il primo veramente buono da quando siamo partiti -  in una bella Konditorei del centro.
Da Melk inizia la regione Wachau. Si attraversa il grande ponte, per salire sul quale c’è una salita niente male al 15%, e ci spostiamo sulla riva sinistra. La pista abbandona seppur di poco il Donau e si insinua tra frutteti (albicocchi, susini e meli) e vigneti, inoltre è piacevolmente sinuosa, con un andamento fatto di curve e controcurve, piccole salitine e altrettante discese; il tutto viene impreziosito dall’attraversamento di numerosi piccoli borghi,  ciascuno con le sue casette tutte sistemate, la chiesetta con annesso campanile, le cantine, qualche castello sparso qua e là. Tra i vari paesini merita una citazione Willendorf, luogo di ritrovamento di un’antica statuetta di età preistorica riconosciuta come simbolo di fertilità nel mondo.
Quello invece più caratteristico, ed infatti è affollato da una miriade di turisti, è Durnstein, posizionato su uno sperone di roccia che domina una  grande ansa del Danubio. Si prosegue fino alla cittadina di Stein, di cui attraversiamo il bel centro storico medievale, per arrivare poi a Krems. Doveva essere la sede di tappa prevista, ma a causa di una festa popolare (tipo Oktober fest per intendersi) c’è tantissima gente e le locande che sentiamo sono tutte occupate; gran traffico tra l’altro, dopo tanti km pedalati sulla pista ciclabile facciamo fatica ad abituarci!
Ci consigliano di proseguire per il paese successivo, Hollenburg, che dista circa 10 km. Senza indugi partiamo, riattraversiamo il Danubio su un ponte anche questo grandissimo e spingiamo a fondo sulle nostre bici, un po’ preoccupati per l’ora un po’ tarda… ad Hollenburg ci dirigiamo sulla prima struttura che troviamo, e come spesso vuole il caso le scelte meno meditate sono le migliori! La Pension Fidelsberger si rivela infatti una delle più belle del viaggio, con un’ottima camera e soprattutto una super colazione, tutto è preparato artigianalmente dalla padrona di casa, frittatine, marmellate, biscottini, dolci, una vera delizia!
La cena la faremo in quello che probabilmente è l’unico ristorante del paesino, dal nome che suona poco tedesco “ Lumpazi”, presso cui abbiamo ben mangiato. Una degna conclusione di una delle tappe più belle del viaggio.

5 Settembre 2015 - 5° tappa: da Hollenburg  a Hoflein an der Donau - Km 65

Ci svegliamo ed apriamo subito la finestra. Le previsioni meteo danno tempo pessimo tutto il giorno, e siamo abbastanza preoccupati…  il cielo è però coperto, fresco, ma non piove! Lasciamo un po’ a malincuore la nostra pensioncina, inforchiamo le bici e partiamo con l’obiettivo di fare quanta più strada possibile,  fintantoché non arriverà la pioggia. Raggiungiamo l’ennesima diga in prossimità della quale la pista devia un po’ e ci indirizza su una zona abbastanza urbanizzata, tra case, qualche capannone industriale e un po’ di strade trafficate. Il tratto è tuttavia breve, si rientra dopo poco in piena campagna e si attraversa un tratto in mezzo al bosco; all’uscita una invitante area di ristoro ci suggerisce di fare una breve sosta colazione. Il clima è fresco e una bevanda calda è ciò che ci vuole.
Ripartiamo per arrivare alla cittadina di Tulnn. Il Danubio ci passa proprio accanto, e ne approfittiamo per fare un breve giro nel centro storico; c’è una bella piazza centrale, molto ben tenuta con tanti negozi e locali per mangiare, si vede che è una città “viva”, peccato solo per il tempo grigio che indubbiamente non ne rende appieno la bellezza. Anche la pista ciclabile qui è molto curata, abbellita da aiuole fiorite, piccole statue e installazioni dedicate allo svago, a testimonianza della vivacità del posto. Decidiamo tuttavia di proseguire, il timore che possa iniziare a piovere è ancora forte.
Verso le 14, dopo aver percorso circa 40 km, cominciamo a cercare un luogo per la sosta pranzo. Come avete capito non è difficile ed infatti dopo pochi km troviamo un locale molto attraente, ha dei bei tavoli ombreggiati fuori ma oggi si sta molto meglio dentro! Un bel tagliere con pane, formaggio e speck, annaffiato da una bella birra, è quello che ci vuole. La prendiamo un po’ con calma, anche perché ormai siamo vicini a Vienna e la pioggia non è ancora arrivata.
Ripartiamo in direzione di Hoflein an der Donau, dove abbiamo programmato la sede di tappa. 
Arrivati al paesino, cominciamo a cercare una  gasthof; la fortuna ci ha assistito finora ma abbiamo chiesto forse troppo alla buona sorte… la pioggia comincia a cadere prima leggera, poi più consistente. La ricerca si fa complicata, la prima gasthof è chiusa, la seconda occupata, veniamo indirizzati su un’altra pensione che troveremo chiusa….. alla fine decidiamo di tornare indietro, avevo visto un cartello prima del paese e con l’aiuto del telefonino (la tecnologia quando ci vuole ci vuole) arriviamo a destinazione. Fortunatamente la locanda ha una camera libera, arriviamo bagnatissimi ma una bella doccia calda ci rimette subito in sesto. Mangiamo nella gasthof e tentiamo un giretto nel paese, ma come ci è già successo in altri paesini dopo le 21 non c’è nessuno in giro … torniamo quindi alla base e andiamo a letto. 
Sarà l’ultima notte che dormiremo lungo il Danubio, ci troviamo ormai a 20 Km da Vienna e domani arriveremo alla meta.

6 Settembre 2015 - 6° tappa: da Hoflein an der Donau a Vienna - Km 23

Siamo arrivati all’ultima puntata del nostro bellissimo viaggio, visto che il giorno dopo le bici le toccheremo ben poco. Un leggero senso di malinconia ci pervade al mattino, mentre ci prepariamo per il montaggio dei borsoni sulle bici; appena partiti i pensieri sono combattuti,  da una parte c’è la felicità per l’avvicinarsi della meta finale, dall’altra si affaccia una vena di malinconia che ci dice che il viaggio è giunto quasi alla fine….. viene spontaneo ripercorrere con la mente i momenti più belli ed emozionanti dei giorni trascorsi, paradossalmente la meta tanto ambita, la città di Vienna, vorremmo che non arrivasse più!
Lasciamo quasi subito il Danubio in quanto la pista corre a fianco di un canale, il Donaukanal, che ci accompagnerà quasi fino in centro città.  
Pedaliamo con calma, sapendo che la distanza da colmare oggi è breve ed anche se dovremo entrare dentro Vienna - e la pista ciclabile non sarà così semplice come quella fatta finora - siamo fiduciosi di arrivare in mattinata.
Il cartello di Vienna si presenta all’improvviso, in uno spiazzo un po’ anonimo, addossato ad una rete di recinzione…. Non è proprio il massimo della bellezza, ma una foto di rito va fatta! La pista, pur rimanendo sempre separata dal traffico automobilistico, abbandona l’ambiente naturale e silenzioso del Danubio e si dirige verso il centro, tra strade, piazze e alti palazzi. Il traffico è però limitato e molto ordinato, rispetto alle nostre città sembra di essere in un altro mondo. Ci dirigiamo verso la stazione ovest, la Westbanhof, utilizzando anche in questo caso i nostri smartphone, ed alle 11 siamo al nostro albergo, il MotelOne.
Sbrighiamo velocemente le formalità e ci rechiamo a piedi verso il centro. Dall’albergo inizia la Maria Hilfer Strasse, una grandissima strada pedonale con negozi e locali di ogni tipo, che termina all’intersezione con il Ring, l’anello che racchiude il centro storico di Vienna. Al nostro fianco il Museum Quarter, di fronte la piazza dedicata a Maria Teresa con a fianco i Musei di Storia Naturale e delle scienze.
Vienna ci sorprende piacevolmente, è una città molto ben tenuta ed elegante, con un centro storico affollatissimo di gente e tanti bei giardini. Camminiamo molto, ma con piacere; passiamo per la piazza centrale davanti al maestoso Duomo di Santo Stefano, prendiamo un caffè e l’immancabile fetta di sacher (non troppo buona per dire la verità), e concludiamo la serata nella piazza dove si sta svolgendo un bella festa degli agricoltori: curiosiamo tra gli stand, dove è possibile assaggiare le specialità regionali, e ne approfittiamo per consumare qui la nostra cena.

7 Settembre 2015 - Da  Vienna  a Passau

La mattina seguente andiamo a visitare il castello di Schonbrunn, la residenza dell’imperatore Francesco Giuseppe e della famiglia reale fino al 1920. Un castello immenso, scegliamo la visita più breve che ci consente tuttavia di visitare 22 delle 1500 stanze di cui la residenza è composta.
Nel pomeriggio si rientra in hotel ed alle 16 saliamo sul treno che ci riporterà a Passau.
Anche in questa occasione non possiamo non notare l’efficienza di questo paese in materia di servizi per i ciclisti.
Sull’intercity la bici viene caricata su un apposita carrozza per le bici, mentre sul regionale ci sono degli spazi (con il simbolo della bici stampato a caratteri cubitali sui vetri), riservati alle biciclette. Alle 7 siamo nuovamente a Passau, da cui la mattina seguente ripartiremo per rientrare in Italia.

FOTO: Album fotografico 7° giorno

E’ finita!!
Consiglio per tutti: vacanza da fare, adatta a chiunque apprezzi una vacanza all’aria aperta, agli amanti della natura, a chi desidera trascorrere un po’ di giorni in libertà, trascorsi in modo semplice ma proprio per questo forse più apprezzati.

Luciano


venerdì 3 luglio 2015

LIVIGNO ALL MOUNTAIN - 17/22 GIUGNO 2015


Una vacanza veramente da ricordare questa di Livigno, che merita sicuramente di essere trascritta nel diario dei viaggi della “Ciclistica”. 
Anche quest’anno il gruppo era numeroso e molto assortito: 11 ciclisti, 4 bimbi e 5 accompagnatori.
Livigno,  riconosciuta come una delle capitali estive della Mountain Bike, non ha tradito le attese. Km e Km di single track, facili, difficili, panoramici, ripidi, naturali, lisciati, nel bosco, tra i prati…. insomma era veramente impossibile annoiarsi. Unica pecca, se proprio vogliamo trovare un difettino, il clima un pochino fresco ma con l’abbigliamento giusto non ci sono stati grossi problemi.
Il briefing con Nicola Giacomelli
L’Albergo Concordia, 4 stelle in pieno centro, è stata la nostra ottima location. Buona cucina, ottima colazione e tutti i servizi necessari presenti.
Arriviamo mercoledì sera alle 19,30 dopo un viaggio veramente lunghissimo, complicato da un paio di code chilometriche per incidenti e cantieri. Cena e subito dopo il briefing con la nostra guida, Nicola Giacomelli; Nicola è giovane, allegro e trasmette al gruppo l’entusiasmo che serve per affrontare al meglio gli itinerari che si riveleranno belli ma anche un pò impegnativi.


Giovedì 18/6

Sulla panoramica sopra Livigno
Si parte dal centro paese e si sale leggermente per raggiungere i sentieri che percorrono la lunga vallata di Livigno, prima sul versante sinistro e poi su quello destro.
La salita verso Passo Alpisella
I sentieri, tutti in single track, offrono splendide vedute sulla valle, sono scorrevoli  ma presentano ogni tanto qualche strappettino veramente impegnativo, e dopo questi primi km ci rendiamo ben presto conto che non ci annoieremo.

Il sentiero delle sorgenti dell'Adda
Arriviamo al lago, da dove inizia la lunga salita verso il passo Alpisella; salita all’inizio facile, in una valle stretta e bellissima, poi da metà molto più ostica con pendenze significative sempre sopra il
15%;  in alto, a 2200 mt, la fatica è ricompensata dai magnifici panorami che si aprono a 360°.

La discesa continua ad offrirci tante emozioni.

La Val Mora
Il sentiero delle sorgenti dell’Adda, che troviamo a metà discesa sulla sinistra, è scorrevole e tecnico al punto giusto per far divertire tutti.
Si giunge ai laghi di Cancano per una breve sosta al Rifugio San Giacomo, dove ci aspetta un bel piatto di pasta ed una birra.

Abbiamo percorso circa 40 km, ce ne restano altri 25 attraverso la selvaggia Val Mora su un sentiero tutto in single track che risale
costantemente verso l’Alpe del Gallo, offrendo degli affacci vertiginosi sul Lago di Livigno.

Verso l'Alpe del Gallo
In vetta - a quasi 2300 mt - inizia la lunga discesa che ci riporterà al nostro rifugio; discesa molto ma molto varia e divertente.

Prima parte su prati, poi un pezzo più ripido che ci conduce fino al torrente che ha scavato la valle, ultima parte un lunghissimo trail che costeggia il torrente, insomma come si dice …. di tutto di più!
Quando spiana siamo ormai nei pressi dei laghi, rimangono gli ultimi 2 km da fare sulla strada bianca che costeggia l’enorme diga.
Abbiamo fatto 65 km con 1700 mt di dislivello, tante disavventure tutte risolte e un piacevole senso di spossatezza e rilassatezza che sopraggiunge all’istante!  Al rifugio troviamo ad aspettarci le famiglie, per un’ottima cena a base di specialità livignesi (pizzoccheri).
Per il dopo cena eravamo troppo stremati… tutti a letto presto!!

La traccia del percorso su Garmin Connect

Alcune foto scattate lungo il percorso
Il nostro rigugio "Fraele"

Venerdì 19/6

Sveglia di buon mattino, alle 8 tutti a fare colazione. Ci aspetta un’altra giornata sui pedali, e bisogna fare il pieno di energie.

L’itinerario preparato da Nicola prevede la risalita della Val Trela, dalla quale ci immetteremo sulla statale del Passo Foscagno per poi risalire in quota al punto d’arrivo della telecabina del Bike Park Mottolino;  da qui faremo la panoramica, un  lungo single track che percorre, a quota costante di 2000-2200 mt, l’intera vallata di Livigno.
La salita sul tratto interrotto della Val Trela
Naturalmente ogni itinerario ha le sue incognite, e quest'oggi la prima ci aspetta solo dopo 3 km… La prima parte della salita della Val Trela è su una stretta carrareccia sulla quale stanno facendo dei lavori. Strada chiusa, impossibile passare, Nicola decide di superare il tratto inagibile risalendo un sentiero ormai sparito e cancellato da una frana, ma non c’è alternativa… Come fossimo stambecchi con le bici, risaliamo a fatica il canalone, un’impresa che si rivelerà più ostica dal previsto e ci porterà via una buona mezzoretta. 

Mucche sul sentiero per il Foscagno
Si continua poi a salire su un trail che percorre alcuni prati, attraversa delle lingue di neve ancora presenti nei tratti meno soleggiati e poi scende sul versante opposto in prossimità del Passo del Foscagno.
Attraversiamo una malga ben equipaggiata di mucche, ce ne sono tantissime proprio sul sentiero e per indurle a farci passare dobbiamo quasi litigare!!
Si incrocia la strada asfaltata e si prende uno stretto sentiero che risale il pendio, con pendenze a tratti sostenute, fino al passo. Qui su ampia strada sterrata, oserei dire l’unica che abbiamo trovato, percorriamo l’ultimo tratto fino al rifugio Mottolino.

L'arrivo alla telecabina del Mottolino
Breve sosta rigeneratrice, poi tutti sulla “panoramica”, un interminabile trail che taglia a mezza costa la valle di Livigno, e che dai suoi 2200 mt di altezza offre scorci unici sulla valle.
Si va su e giù, il sentiero sembra non finire mai… solo dopo il passaggio sul torrente sembriamo arrivati, ma rimangono ancora una bella discesina nel bosco ed il tratto di ritorno dal Larix Park a rendere piacevole l'escursione.

In discesa dalla "panoramica"
E per chi alla fine ha ancora qualche briciolo di energia Nicola ha previsto un piccolo supplemento finale, con un paio di discesine niente male!!

La traccia del secondo giorno

Le foto dell'itinerario

Sabato 20/6

Consueto giorno dedicato all'escursione in autonomia. Mi sono confrontato con Nicola sull'itinerario da fare per chiarirmi gli ultimi dubbi su bivi e transitabilità, dopodiché abbiamo deciso che la meta della nostra giornata sarà, come auspicato, la Val Viola, per poi prendere il Trenino Rosso del Bernina e ritornare a Livigno.
Si parte lungo lago, ci aspetta la prima salita verso il Passo Foscagno. Prima parte molto divertente in un bosco di larici, poi si scende lungo il torrente e si risale per un tratto la Val Trela fino ad incrociare la strada del giorno precedente; da qui si entra nella statale, unico punto di collegamento tutto italiano tra Bormio e Livigno.
Strada ampia ma il traffico non manca… procediamo in fila indiana fino al passo a oltre 2.200 mt, dove a causa della variabilità del meteo ci troviamo a salire sotto un leggerissimo nevischio. Una veloce sosta e poi discesa rapida su asfalto fino ad Arnoga, evitando un tratto fuoristrada che ci avrebbe tolto tempo prezioso. Al tornante di Arnoga ci aspetta il bivio per la Val  Viola, si esce dal traffico e si entra in un altro mondo!! 
Mucche all'alpeggio in Val Viola
La salita fino al rifugio è lunga, 8 km, ma con pendenze mediamente facili e fondo buono. Ed i magnifici panorami della valle, contornata da cime maestose oltre i 3.000 mt, ci consentono di pedalare con tranquillità e gustare appieno il paesaggio.
Solo un gregge di mucche, in salita verso l’alpeggio, creerà un momento di “tensione” perché ad un certo punto si erano rigirate e sembrava di essere in battaglia….noi contro loro!

Nel rifugio Val Viola
L’arrivo al rifugio, una vecchia caserma della finanza riadattata e situata in un luogo magico a quasi 2.400 mt, ci ritempra dalle fatiche. Il rifugio è caldo, accogliente, e si mangia benissimo, insomma proprio quello che ci voleva: polenta con spezzatino, salsiccia alla griglia, formaggio, dolce casalingo e caffè corretto! 
La ripartenza, dopo una sosta più lunga del previsto, non è semplice.
Sul Passo Val Viola, col rifugio sullo sfondo
Si sale ancora un poco fino a raggiungere il Passo di Val Viola, a 2450 mt, che segna il confine svizzero. Al di là del passo si apre la Val di Campo, contornata da magnifici laghetti.
Il primo pezzo del sentiero è molto da MTB, con un giusto grado di difficoltà tecnica; purtroppo non abbiamo molto tempo per gustarci il panorama perché il trenino Rosso ci aspetta a Poschiavo; la discesa anzi la vivo un pò con "ansia" per la paura di far tardi.... decido di tagliare le varianti che mi aveva proposto Nicola e prendiamo la veloce sterrata e poi l’asfalto fino alla cittadina di Poschiavo. 
Arriviamo in stazione alle 15,32, alle 15,35 parte il treno….nemmeno a farlo apposta saremmo stati così precisi. Dopo la discesa a missile per noi è un’altra volata per fare i biglietti; mi precipito in biglietteria, mentre gli altri caricano le bici sulla carrozza centrale già arrivata!
Il mitico trenino rosso
Questo tratto di ferrovia è un’eccezionale opera ingegneristica, si sale dai 1000 mt di Poschiavo ai 2200 del Bernina su ponti, viadotti, gallerie, con stupende viste sulla Valposchiavo.

La nostra fermata - Ospizio Bernina - ci fa riassaporare subito il
Il "Lago bianco" alla fermata Ospizio Bernina
clima fresco e quindi la sosta in stazione è molto breve; dal passo scendiamo per un trail abbastanza impegnativo fino ad incrociare la statale della Forcola, dopodiché si inizia l’ultima fatica della giornata, la salita al passo della Forcola. Sono pochi km, 2-3, ma tutti in costante salita e dopo circa 60 km di MTB si fanno sentire eccome!
Si valica a 2.350 mt, e da qui ci aspetta una lunga discesa verso Livigno, 10 km prima su sentiero, poi su strada bianca più scorrevole, infine su asfalto. E’ andata anche questa! Giornata memorabile con 72 km percorsi ed un dislivello di oltre 2000 mt.

Traccia terzo giorno

Le foto del terzo giorno

Domenica riposo, il viaggio di ritorno è lungo e non c'è tempo per girare in bici. Optiamo quindi per una partenza mattutina, dopo aver fatto un pò di shopping.....

Un saluto a tutti i miei compagni  di avventura con cui ho condiviso questa - almeno per me ma spero sia stata per tutti - indimenticabile vacanza! :-)

Luciano


mercoledì 30 luglio 2014

Sella Ronda MTB Tour

Sella Ronda MTB Tour


Alla Malga Zallinger
Dopo la bella vacanza sulle Alpi Francesi del 2013, il 2014 ci vede pedalare in una zona universalmente conosciuta per le sue bellezze paesaggistiche: le Dolomiti dell'Alto Adige.
Nessuna catena montuosa delle Alpi offre un panorama così affascinante come le Dolomiti. Lo scenario alpino che circonda il massiccio del Sella, il gruppo del Sassolungo, lo Sciliar, la Marmolada costituisce uno dei paesaggi più belli del mondo, riconosciuto dall'UNESCO come Patrimonio Naturale dell'Umanità.

Anche quest'anno il gruppo è numeroso e ben assortito. 13 persone, di cui 10 biker (Luciano, Antonio, Andrea, Cristiana, Gabriele, Marco, Paolo, Simone, Michelle e Sara) e 3 camminatrici (Serena Sandra e Raffaella).
La base logistica è a La Val in Alta Badia, presso l'Hotel Pider, una scelta rivelatasi ottima per la qualità dell'albergo, la cordialità del personale, i servizi appositamente pensati per chi fa vacanza in "bike".

Prima Tappa - Giovedì 25/6 si parte al mattino per il primo giorno itinerante, dall'Hotel Pider di La Val fino al Rifugio Tieser Alp sull'Alpe di Siusi.

Ci accompagna Andreas, una guida e soprattutto una persona che abbiamo molto apprezzato per le sue capacità, la sua educazione ed i suoi modi garbati di condurre il gruppo.
Primi km lungo il torrente Gadera, si passa da Pedraces, La Villa, Corvara, che ci fanno fare la giusta gamba in previsione delle fatiche che arriveranno dopo.
La prima foratura, da ricordare come fosse il primo gol di un campionato del mondo di pallone, è di Simone, ed avviene dopo nemmeno un km di sentiero, un bel record considerando ovviamente il copertone nuovo di zecca!

Sul Passo Gardena




Da Corvara si percorre il caratteristico sentiero delle cascate del Pisciadù, tra torrentelli e mucche al pascolo, fino al  paese di Colfosco; qui si entra nell'asfalto per salire sui panoramici tornanti che sotto le strapiombanti pareti del Sella ci portano al Passo Gardena, a 2239 mt di quota.

Una breve sosta, qualche foto e poi giù in discesa, prima su un bel toboga in mezzo ai prati tutto da guidare, e poi su ripido sterrato fino a Selva di Val Gardena dove ci fermiamo per un provvidenziale ristoro: un piatto di pasta, una birra, alcune turiste inglesi che poi non erano turiste....e nemmeno inglesi :-) ce la prendiamo insomma comoda!
Pranzo a Selva di Val Gardena
La ripartenza è difficile, ma Andreas ci conforta dicendoci che la salità sarà lunga ma non eccessivamente dura.
Si pedala infatti su un sentiero che risale le pendici del Monte Pana e che attraversa la mitica pista di discesa libera di Selva, la Saslong; si sale con pendenze non eccessive, alternando single track a tratti più scorrevoli, in direzione dell'Alpe di Siusi.

L'arrivo sull'Altipiano dello Sciliar
L'arrivo sull'altopiano è di grande effetto.
La vegetazione si dirada improvvisamente e davanti ai nostri occhi si apre un panorama grandioso: il Sassolungo, il Sassopiatto ed il massiccio dello Sciliar contornano maestosi infinite distese di prati, dove pascolano tranquillamente centinaia di mucche. 
Cominciamo a vedere in lontananza la nostra meta, ma la bellezza dei luoghi non ci fa pensare minimamente alla fatica; il sentiero che attraversa l'altopiano è piacevole, si passa tra fienili, piccole malghe, con brevi salitelle e tante belle vedute.
Si arriva alla Malga Zallinger, punto molto panoramico dell'Alpe di Siusi, presso cui facciamo una breve sosta in vista della parte finale. 
Dalla Malga diparte un favoloso single track a mezza costa, a tratti impegnativo e con alcuni arditi affacci sulla valle, che non disdegna di lasciare anche un piccolo ricordo a Cristiana:-). Si sale poi ancora arrivando al bivio per il rifugio Alpe di Tires.
Michelle all'arrivo al Rifugio
Siamo ad oltre 2200 metri di quota, ma il bello deve ancora arrivare.... negli scarsi due km che ci separano dalla meta finale si devono "scalare" altri 250 metri di dislivello, per arrivare ai 2450 del rifugio.
 Salita micidiale, con pendenze medie del 20% e fondo a tratti con blocchetti di cemento, molto grip, direi anche troppo.... zero scorrevolezza. 

Si sale a fatica ma la conquista del rifugio ha un sapore molto, molto gradevole, addolcito ancor di più dal fantastico panorama: il rifugio giace appartato sotto i Denti di Terrarossa, una serie di pinnacoli di rocce che si innalzano verso l'alto, e offre delle viste incomparabili sulle valli sottostanti. 
Arriviamo stanchi ma veramente soddisfatti per la bella traversata. 
Alla fine abbiamo fatto circa 50 km con 2000 mt di dislivello, una distanza per noi "giusta".
Il Rifugio è molto attrezzato ed accogliente, si mangia bene e si rivela un'ottima scelta come base d'appoggio del giro itinerante.
Qui invece la Fotogallery del 1° giorno

Seconda tappa - Venerdì 27/6.
Sveglia e colazione di buon ora, l'aria a 2450 mt di quota è frizzante, siamo sui 4 gradi alle 8 di mattina.
Foto ricordo al Rifugio Alpe di Tires
Ci aspetta una lunga discesa nella incontaminata e bellissima Val Duron, 10 km di sentiero che attraversano prati, sfiorano torrenti limpidissimi tra mucche e cavalli al pascolo, marmotte ovunque, un ambiente veramente molto bello.
Dopo quasi 10 km si arriva a Campitello di Fassa, a quota 1.350, quindi quasi 1000 metri di dislivello negativo, i dischi dei freni sono belli caldi!!
A Campitello il tour prevede l'opzione risalita meccanica con la funivia.
La salita al Col Rodella, che ci riporta a 2.400 mt di quota, ci avrebbe prosciugato troppe energie se fatta in mtb; oltretutto il giro odierno è più lungo, si superano i 60 km e quindi optiamo volentieri per l'aiutino!


Sulla Funivia del Col Rodella






Il Col Rodella, a differenza della Val Duron, è un posto frequentatissimo dai turisti ma molto panoramico: vista a 360 gradi sotto le torri del Sassolungo mentre di fronte al noi si erge il massiccio del Sella e in basso la Val di Fassa.
Dal Rifugio Valentini inizia una bella discesa prima su prati e poi nel bosco, fino ad incontrare la strada che sale al Pordoi; saliamo su asfalto fino al passo, salita regolare ma costante sul 6-7% per arrivare ai 2200 di quota.
Il Pordoi è sempre affollatissimo, facciamo una piccola sosta con ristoro e ci tuffiamo nella lunga discesa verso Arabba.
Il Pistino del Pordoi
La prima parte è un pistino ricavato sulla pista da sci, con sponde, piccoli salti e un infinità di curve, molto divertente, dopodichè si prende una pista che scende velocissima e dritta fino ad Arabba.


Qui facciamo pochi km di asfalto verso Livinallongo per poi svoltare a sinistra in salita, verso Cherz.
Si sale regolare riguadagnando pian piano quota verso il Pralongià, prima del quale troviamo la baita Incisa presso cui faremo pranzo, a base di piatti molto appetitosi (per me pappardelle al ragù di cervo:-). 
Poco sole oggi ma per fortuna niente acqua... dal rifugio si scende velocemente verso La Villa per l'ultima parte del percorso, che risale la Val Badia verso La Val questa volta non sul fondovalle ma a mezza costa.
Si attraversano le piccole frazioni che dominano la vallata, ai piedi del Sasso Santa Croce, su stradelli asfaltati, single track, brevi sterrati.
Una degna conclusione del bel giro che andiamo a completare: oltre 65 km con circa 1900 mt di dislivello.
Qui invece la Fotogallery del 2° giorno




Terza tappa  - Sabato 28/6.
La spiaggetta Ciamaor
Ci aspettano gli ultimi due giorni di pedalate, che affrontiamo da soli su percorsi che ci ha fornito Markus, il propiretario dell'Hotel.
Oggi è la volta del giro del Fanes, impegnativo ma di grande fascino. Io  l'ho fatto in parte un pò di anni fa a piedi e ne conosco bene la bellezza. Il tempo sembra reggere, non sono giornate di sole ma nemmeno piove e questo per noi basta.
Il giro inizia in decisa salita, dobbiamo superare il passo del Rit a 1800 mt di quota per scendere poi nella Val di Marebbe. Si sale costantemente nei primi 7/8 km, ma le gambe sono ancora buone e la fatica è relativa; si arriva ad un laghetto e poi una bella discesa nel bosco - dove troviamo una simpatica baita :-) - ci conduce all'inizio del parco naturale di Fanes, dove il torrente ha creato una piccola spiaggetta naturale di ghiaia.
La strada di ingresso al Parco del Fanes
Il parco rivela sin dall'inizio la sua bellezza: la strada entra nel cuore del parco costeggiando il Rio Marebbe ed insinuandosi tra le altissime pareti rocciose dell'Alpe di Fanes a destra e delle Dolomiti di Sesto dall'altra.

Si superano piccoli guadi, tra larici altissimi e pareti strapiombanti, un vero spettacolo della natura. E poi oggi è il giorno in cui i contadini accompagnano le mucche agli alpeggi alpini, e ne troviamo tantissime nelle varie radure che precedono il rifugio Pederu.
Arrivati al Pederù, la musica cambia! Dal rifugio la strada si inerpica in modo deciso verso l'altipiano, situato a oltre 2.000 mt di quota.  
Salita dura ma con fatica si pedala e poi la voglia di arrivare lassù fa il resto.
Oltrepassato il Rifugio Fanes, un ultima asperità ci porta al Lago di Limo, da cui ha inizio la parte più suggestiva del percorso: siamo a oltre 2.000 mt su un altipiano circondato da montagne che sfiorano i 3.000.
Il Fanes
Dietro ogni curva si aprono dei paesaggi indimenticabili, prati, laghetti, animali al pascolo, sembra di essere in una fiaba...
credo che in cuor suo ciascuno di noi abbia ricavato questa impressione di grande fascino che questo ambiente naturale sa regalare a chi si addentra al suo interno. 
Ognuno vorrebbe che questo tratto non finisse mai, ma dobbiamo ancora arivare al Col de Locia e da qui scendere alla Capanna Alpina dove ci aspetta Sara. 
Andreas, la nostra guida, ci aveva preavvisato della difficoltà della discesa, ma ce ne rendiamo conto solo quando ci siamo dentro.
Discesa molto, molto tecnica,  faremo un bel pezzo a piedi. In effetti è un pò troppo per le nostre capacità, e solo in qualche tratto finale riusciamo a risalire in bici. 


Alla Capanna Alpina facciamo un lauto ristoro e poi riprendiamo la strada in discesa verso San Cassiano e La Villa, lungo il torrente Gadera.

Da La Villa, dove lasciamo nuovamente Sara,  ritorniamo a La Val sulla strada pianeggiante che segue il torrente Gadera. 

Bellissimo Tour anche questo, circa 65 km con 2000 mt di dislivello.



Quarta tappa - Domenica 29/6.
Le previsioni mettevano brutto tempo ed eravamo quasi rassegnati a saltare l'uscita.

I prati di Armentara

Al mattino però non piove e decidiamo di partire per l'ultimo percorso, il giro del Sasso Santa Croce, 30 km giusti da fare in mattinata e rientrare per pranzo in albergo.  
Giro anche questo molto bello, si pedala sempre a mezza costa con bellissime vedute sulle valli sottostanti, poi in prossimità del Sasso di Santa Croce si inizia a salire in modo deciso verso il rifugio omonimo. 
Da qui inizia un fantastico sentiero, il n. 15, che porta a San Cassiano.
 3-4 km di puro divertimento, discesa tecnica quanto basta ma anche veloce, in un susseguirsi di curve, piccoli dossi, radici, il massimo da chiedere ad una discesa in mtb. 


L'arrivo a San Cassiano dispiace quasi, avremmo voluto che non avesse mai fine... 

Da San Cassiano si scende ancora a La Villa per poi ritornare a La Val su parte del percorso fatto il venerdì con Andreas. 

Giro di 30 km e 850 mt di dislivello, di grande soddisfazione.
Spero che questo breve racconto serva a tutti coloro che hanno condiviso questa bella avventura per ricordare meglio i luoghi ed i bei momenti passati insieme.
Per chi invece non c'era può essere lo spunto per una futura vacanza, che mi sento veramente di raccomandare!
Saluti a tutti!
Luciano